Biografia


Katrin Pujia artista nata il 7.5.1976 a Mestre.
Ha frequentato l’I.S.A ( Istituto Statale d’Arte ) di Venezia acquisendo le competenze necessarie per la sua successiva produzione artistica.
Entra a far parte nei primi anni 90 del gruppo Artistico di Spinea.
Segue diversi corsi di pittura moderna, grafica incisoria, Batick africano e infine ceramica specializzandosi nella tecnica della ceramica Raku, Saggar firing, Naked Raku.
Ha partecipato a diversi concorsi internazionali ricevendo premi e riconoscimenti importanti.
Ha fatto diverse mostre personali e diverse collettive per citarne qualcuna: Concorso Russian Art Awards Mosca arrivando seconda e International Vision Art Gallery.E’ stata scelta per eseguire un monumento in bronzo di 260 cm intitolato “IL DONO” in memoria dell’ ex cestista Massimo Mazzetto sito sul lungo mare di Reggio Calabria.
I risultati ottenuti, le sono valsi l’attenzione di alcuni eminenti critici d’arte, come Vittorio Sgarbi e il critico d’arte giornalista Christian Humouda.
Katrin è un’artista alla continua ricerca di nuove idee e ispirazioni che si muovono nello spazio che separa la linea dalla forma.Nell’attuale fase della sua produzione artistica, il metallo ferroso si unisce alla morbidezza della ceramica producendo opere che cercano di unire leggerezza ed emozione

L’assenza spirituale della realtà di Katrin Pujia

L’arte di Katrin Pujia è movimento, delicatezza del gesto che prende forma e figura. Una ricerca introspettiva nel cuore del materiale che si modella prendendo forme geometriche inusuali.

Sono proprio le linee, a volte dolci a volte appuntite, ad accompagnarci in un viaggio non banale che ci ricorda, solo in parte, la rottura ironica del Dadaismo.

L’arte di Katrin è una ricerca spontanea, un astrattismo emozionale che diventa materia di studio e rappresentazione. Un’indagine la sua che ricorda Arp e Viani, artisti entrambi segnati dalla spontaneità creativa, dall’assenza spirituale della realtà, dalla ricerca emozionale dell’attimo. Anche per l’artista veneta è l’inconscio a parlare, la rappresentazione fisica dell’emozione che diventa percezione visiva.

L’uso dei materiali è altresì importante per comprendere il messaggio, la parcellizzazzione di una figura femminile mai così fragile, come nel mondo di oggi.

La ceramica e il ferro pertanto si piegano e deformano, sotto le mani sapienti dell’artista, in una serie di sculture che ricordano per forma l’arte povera e il movimento surrealista. Inteso nella sua forma più pura di cambiamento, mutazione della forma, in un’estrema quanto originale ricerca di rappresentazione del non rappresentabile.

L’emozione umana pertanto si trasla e si lega in modo indissolubile alla surrealtà. Alla trasformazione del mondo circostante attraverso la visione interiore dell’artista.

Guardando con più attenzione le sue opere è chiaro il messaggio che l’artista desidera veicolare. Un desideri, intrinseco e profondo di liberazione dalle catene del mondo. Una volontarierà perpetua di metamorfosi, una forma romantica di tempesta e sentimento che si fissa per sempre, in un’espressione di attesa.

Dott. Christian Humouda

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